Under 23 prandelli sicuro: creare squadre come juve e inter per evitare problemi al prossimo ct
Il calcio italiano vive un momento complesso e, a distanza di anni dall’ultima partecipazione dell’Italia a un Mondiale, l’ex ct Cesare Prandelli torna a parlare della Nazionale e delle difficoltà che attraversano il panorama del sistema sportivo nazionale. Le sue parole toccano aspetti concreti: dalla gestione dei giovani dopo le giovanili fino alle scelte legate al lavoro sul campo, passando per l’idea di riforme strutturali che possano incidere sui risultati.
cesare prandelli e il momento del calcio italiano
Prandelli collega il presente a un ricordo recente e simbolico: dodici anni fa l’Italia disputò l’ultima partita in un Mondiale venendo sconfitta 1-0 dall’Uruguay in Brasile. Nel racconto emergono anche gli effetti emotivi che tali dinamiche producono sul pubblico, richiamando la vicenda del nipote Francesco, nato nel 2015 e quindi undicenne. Guardando la partita Bosnia-Italia, il bambino si sarebbe messo a piangere dopo aver appreso la prospettiva di un mancato Mondiale, segnale che secondo Prandelli impone un’azione rapida perché non c’è tempo.
proposta di cesare prandelli per la continuità dei giovani
Nel merito delle soluzioni, Prandelli richiama una proposta presentata in una fase precedente, descrivendo un lavoro già avviato nel 2013 insieme ad altri, con una relazione inviata al presidente Abete. La proposta nasce dalla necessità di intervenire su un passaggio ritenuto critico: dopo l’esperienza Under 21, molti giovani finirebbero per giocare poco o quasi per nulla nei club, con conseguenze sull’impatto e sulla maturità in ottica Nazionale.
under 23 e italia futuro: un modello legato alla serie c
Uno dei punti centrali riguarda l’idea di costruire una Nazionale Under 23 sul modello di club con strutture autonome, citando in particolare l’impostazione attribuita a Juve e Milan. Prandelli descrive un progetto denominato Italia Futuro, da iscrivere in un campionato di Serie C, sostenuto da spese federali e senza chiedere premi di rivalutazione. Il criterio, secondo le sue parole, ruota attorno ai giocatori che i club non utilizzano una volta concluso il ciclo Under 21: due anni in un “club” pensato per la crescita continuativa.
politica del pallone e ostacoli alle riforme
La proposta, stando alla ricostruzione di Prandelli, avrebbe trovato inizialmente interesse, ma la politica del pallone avrebbe frenato il percorso. Viene ricordata una risposta ricevuta: l’idea secondo cui un ct deve fare il ct e che l’iniziativa avrebbe rappresentato un’invasione di campo non pertinente. Prandelli riferisce inoltre che la discussione si sarebbe spostata su elementi formali e organizzativi: lo statuto, la presenza di una città di riferimento e il tema della collocazione.
statuto, coverciano e disponibilità infrastrutturali
Prandelli menziona che lo statuto può essere cambiato, citando Coverciano come contesto tecnico. Nel suo racconto emerge anche l’idea di un possibile supporto infrastrutturale legato alla Fiorentina e al Viola Park, e non solo a una singola opzione. La contestazione, però, resterebbe legata al fatto che, in assenza di un progetto strutturato, il percorso formativo porterebbe comunque a sviluppare giovani fino a 21 anni per poi perderli.
momento attuale, risultati e ruolo del ct
Guardando al presente, Prandelli sostiene che oggi le condizioni per intervenire esisterebbero: si può e si deve. Collegando il tema dei grandi allenatori ai risultati, afferma che i ct avuti in passato non sarebbero riusciti a produrre esiti favorevoli anche perché il ct, secondo la sua visione, non può fare molto se non dispone di giocatori. Il rischio indicato è che la situazione possa ripetersi anche nel futuro, arrivando a ipotizzare che il prossimo ct possa comunque incontrare problemi.
prossimo ct e scelta immaginata da prandelli
In una riflessione personale, Prandelli dichiara quale scelta avrebbe fatto: Baldini. Il riferimento è collegato a un’idea di lavoro e di impatto sulla Nazionale basato su umanità e valori, oltre al lato calcistico. Prandelli sottolinea anche l’importanza che l’eventuale designato venga messo nelle condizioni di lavorare davvero, richiamando un episodio di gestione delle idee e citando la domanda “visto Gattuso?”.
rino gattuso, tempo di lavoro e coordinamento tra enti
Prandelli affronta la situazione di Rino Gattuso con un tono improntato alla concretezza delle circostanze. Secondo le sue parole, Gattuso avrebbe avuto poco tempo e non avrebbe potuto allenare compiutamente i giocatori. La decisione riferita sarebbe stata quella di incontrarli, creare gruppo e realizzare un percorso di relazione ritenuto “splendido”, ma senza disponibilità di allenamento: due giorni. Prandelli afferma che, in altre realtà, sarebbero stati persino in grado di fermare il campionato, mentre a Gattuso quei due giorni sarebbero mancati.
due giorni di allenamento e progetto comune
La criticità, secondo Prandelli, non sarebbe imputabile solo all’allenatore, ma al mancato accordo tra Federazione e Lega. Se non si definisce un progetto comune, viene spiegato, diventa difficile tradurre gli intenti in lavoro reale e continuativo.
mondiale, nuove regole e ricerca della verticalizzazione
Riguardo al Mondiale, Prandelli definisce l’esperienza come bellissima e collega il cambiamento delle partite alle nuove regole di Collina, ritenute capaci di velocizzare tutto. Nel suo racconto le squadre sarebbero orientate a cercare soprattutto la verticalizzazione, mentre Prandelli si interroga su come la squadra italiana avrebbe gestito quel tipo di sviluppo di gioco.
ritmi di gioco e difficoltà nel pensare rapidamente
Prandelli spiega poi il nodo dei ritmi. L’impianto tattico, a suo avviso, tende a essere costruito su un gioco organizzato in cui gli allenatori apprezzano azioni predisposte e ripetibili. Per farlo, tuttavia, occorrerebbe tempo e in una partita ad alta intensità questo comportamento renderebbe il gioco più lento, con conseguenze sul confronto con gli avversari. Viene citata la difficoltà nel cambiare ritmo: se il gioco segue sempre lo stesso schema di passaggi (dal 2 al 4 fino al 6), i rivali riuscirebbero a prendere le misure dopo due partite. Prandelli afferma che il modello non viene rispettato dall’unico soggetto citato: il Como.
como e italia: libertà, imprevedibilità e velocità
Il Como viene descritto come esempio di gestione differente. Prandelli specifica che non si tratta solo di strategia: la squadra offrirebbe libertà e imprevedibilità, perché i giocatori avrebbero tante soluzioni. La libertà nell’organizzazione, unita alla velocità, renderebbe il gioco difficilmente leggibile. Nel confronto, Prandelli attribuisce all’Italia un limite: manca la velocità. Secondo la lettura proposta, si perde in organizzazione ma si guadagna in imprevedibilità, un elemento che l’Italia non riuscirebbe a sfruttare più per ottenere risultati.
italia che ragionava più veloce: trasformazione del gioco
Nella chiusura, Prandelli ricostruisce l’evoluzione della Nazionale. In passato, l’Italia sarebbe stata la squadra che ragionava più velocemente grazie alla presenza di personalità nei giocatori. Successivamente il gruppo sarebbe diventato più disciplinato e organizzato, ma secondo lui non saprebbe cosa fare quando si presenta un problema, con una difficoltà che riguarda sia la rapidità di pensiero sia la capacità di risposta in campo. Il nodo resta quindi la velocità mentale oltre che quella fisica: non sanno cosa fare se emerge un imprevisto.
personaggi citati
- Cesare Prandelli
- Francesco (nipote di Prandelli)
- Abete (presidente)
- Gravina
- Baldini
- Gattuso
- Collina
