Blocco in nazionale: mito, analisi e scenari futuri

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Blocco in nazionale: mito, analisi e scenari futuri

Nel racconto recente della Nazionale torna con forza una parola divenuta simbolo: blocco. L’idea è semplice e affascinante: costruire la squadra attorno a un nucleo riconoscibile, capace di portare in maglia azzurra cultura di squadra, continuità e un senso collettivo già consolidato. Nel dibattito calcistico, questo mito viene spesso fatto risalire all’epoca Juventus sotto Antonio Conte, fino a diventare un metro di misura anche per i momenti più critici, come quelli vissuti dall’Inter guidata da Gattuso. Un confronto netto tra passato e presente, fondato su fatti e numeri.

il mito del “blocco” in nazionale e la sua logica

Quando si parla di Nazionale, l’evocazione dei blocchi rientra quasi sempre nel linguaggio comune: un club marcava la propria presenza in azzurro con un gruppo di giocatori in grado di trasferire competenze e automatismi. Con il tempo, però, una difficoltà emerge con chiarezza: assemblare un undici titolare che assomigli a quello di una singola squadra è diventato estremamente complicato. Le grandi società presentano molte seconde linee e numerosi calciatori provenienti dall’estero, rendendo più arduo pensare a una base omogenea e radicata.

La domanda centrale riguarda l’effetto reale di questa politica: i successi del club hanno davvero trovato un seguito in Nazionale? Per rispondere serve un controllo puntuale, partendo da una definizione precisa.

la definizione verificabile: 5 giocatori dello stesso club

La nozione di blocco viene ridotta a un criterio misurabile: almeno 5 giocatori della stessa società schierati insieme. Da qui l’attenzione si concentra su quando ciò sia accaduto, con quali risultati e che cosa abbia prodotto nel percorso azzurro.

conte e juventus: quando il blocco ha funzionato

Il caso più citato riguarda Antonio Conte, legato in modo evidente alla sua Juventus, appena uscita da una stagione di dominio con tre scudetti consecutivi. L’ipotesi è che l’appoggio su un gruppo già forgiato dalla stessa mentalità sia una scelta naturale, con ricadute immediate anche sul piano della compattezza.

10 ottobre 2014: palermo e 5 juventini in campo

Il riferimento è la gara del 10 ottobre 2014, valida per le qualificazioni agli Europei, disputata a palermo. In quella partita l’Italia si presenta con 5 juventini titolari: buffon, bonucci e chiellini chiamati a riprodurre la struttura difensiva; andrea pirlo come cardine tecnico; marchisio nel suo ruolo nel 3-5-2.

La partita contro l’azerbaigian risulta particolare: chiellini mette a segno due gol e si registra anche un’autogol. L’idea che il blocco possa funzionare anche nei momenti in cui non tutto appare brillante viene rafforzata dai risultati successivi.

amichevole successiva: 2-2 con la romania

Ad un anno di distanza arriva un confronto amichevole con la romania, terminato 2-2. Anche in quell’occasione restano 5 i giocatori juventini impiegati, mentre si completa il quadro ricordando il percorso di pirlo con la chiusura dell’esperienza italiana nella finale di berlino, con la parte finale della BBC composta da un’ulteriore figura portata da barzagli.

effetto europeo: semifinale e rigori contro la germania

La fase decisiva arriva all’Europeo: la Nazionale perde in semifinale contro la germania ai rigori, dopo che nel quadro azzurro la presenza difensiva mantiene un gruppo stabile. Oltre ai quattro elementi difensivi, risulta titolare anche un calciatore legato al contesto juventino, come sturaro.

Nel complesso, la sequenza mostra che il blocco riesce a restituire una dimensione di forza alla Nazionale, collegando scelte di formazione e tenuta nelle gare che contano.

gattuso e inter: il blocco che appare più “nero” che “azzurro”

Se il blocco è quello legato alla juventus nel periodo di Conte, il confronto successivo riguarda l’ipotesi che l’unica e ultima occasione di rivedere cinque componenti dello stesso club sia stata con l’inter nell’era di gattuso. Il riferimento è una partita che fotografa un momento delicato: norvegia batte l’Italia 1-4 a san siro, dieci mesi prima.

5 nerazzurri titolari: bastoni, barella, dimarco, frattesi e pio esposito

In quel contesto vengono schierati cinque calciatori dell’Inter: bastoni, barella, dimarco, frattesi e pio esposito. La lettura del momento è legata a un senso di shock e ad alcune circostanze accumulate: da un lato il 5-0 subito dal psg, dall’altro la partita precedente con spalletti, descritta come una gara d’andata nella quale si era ricevuta una lezione netta.

La conclusione implicita del confronto è che, quando il blocco è nerazzurro, l’impatto non restituisce una risposta positiva come quella associata al gruppo juventino nel ciclo di Conte. Anzi, il percorso viene riportato a un punto critico: il mondiale viene indicato come perso “in Bosnia”, senza ulteriori dettagli aggiuntivi.

roberto mancini e l’anti-blocco: un undici da undici club

Un elemento definisce anche un’altra direzione di lavoro: l’unico ct ricordato come vincente è roberto mancini. Nel suo secondo test, una amichevole con la francia persa 3-1, l’Italia presenta un undici composto da undici club diversi. La lista delle società comprende torino, inter, atalanta, milan, juventus, roma, napoli, crotone, sassuolo, fiorentina e nizza.

Il dato ricondotto a quella scelta viene trattato come uno spunto: anche per ragioni di scaramanzia, la sequenza suggerisce la possibilità di ripetere lo schema e cercare una traiettoria capace di riportare l’Italia verso Wembley o verso un palcoscenico in cui l’essere italiani possa tradursi in un riconoscimento calcistico.

personaggi legati ai blocchi e alle formazioni citate

  • antonio conte
  • gattuso
  • roberto mancini
  • buffon
  • bonucci
  • chiellini
  • andrea pirlo
  • marchisio
  • barzagli
  • sturaro
  • bastoni
  • barella
  • dimarco
  • frattesi
  • pio esposito
Bonucci buffon italia novembre
Categorie: newsnow

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