Giletti con comolli butteremo un altra stagione

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Giletti con comolli butteremo un altra stagione

Massimo Giletti torna a parlare dell’attuale momento della Juve e lo fa con parole nette, concentrandosi sul ruolo di Comolli e sul futuro della società bianconera. Nel corso dell’intervento, il presentatore ribadisce l’importanza della famiglia Agnelli, richiama la necessità di eliminare gli equivoci e mette in discussione le scelte legate alla gestione sportiva, arrivando a indicare possibili cambi di direzione come unica via per evitare un ulteriore peggioramento.

L’analisi tocca più aspetti: dal funzionamento della struttura dirigenziale fino alla capacità del club di costruire una squadra equilibrata, con particolare attenzione al mercato e allo scouting. Al centro, oltre alla critica, compare anche un’idea precisa di soluzione: dare potere a Spalletti, affiancandolo a figure in grado di sostenere un percorso strutturato.

equivoci juve e giudizio netto su comolli

Giletti apre con una premessa identitaria: “la Juventus è la Juventus”, con riferimento alla Famiglia Agnelli, a investimenti di anni e a un sostegno concreto che, secondo il suo racconto, distinguerebbe il club nel panorama italiano ed europeo. Il punto, però, diventa il presente: non si può far finta di ciò che sta accadendo e occorre “eliminare gli equivoci”.

capro espiatorio e necessità di coraggio

Nel passaggio sul linguaggio social, Giletti critica la dinamica del capro espiatorio e del colpevole da mettere in primo piano. La sua posizione si sposta subito sul merito: non c’è spazio per ragionamenti superficiali, serve coraggio e una riflessione profonda. La causa della situazione, nella lettura proposta, è legata alla scelta di un amministratore delegato come Comolli.

2026-2027 e responsabilità dell’ad

Il discorso si fa ancora più diretto quando viene citato l’orizzonte 2026-2027. Giletti afferma che l’amministratore delegato si vantava di selezionare i giocatori tramite algoritmi. In quest’ottica, secondo la sua ricostruzione, non si tratterebbe nemmeno di incontrare i calciatori, né di guardarli negli occhi. La sua contrapposizione riguarda la forza storica del club: la Juventus, a suo avviso, ha sempre privilegiato prima l’uomo e poi il giocatore.

La conclusione è netta: il “colpevole” viene indicato in Comolli e, se la sua permanenza garantisse gli stessi poteri dell’anno precedente, Giletti dichiara che verrebbe “buttato via” anche il 2026-2027.

la soluzione proposta: potere a spalletti e ruolo di elkann

Giletti attribuisce a John Elkann una capacità di innovare il sistema, paragonandola a quanto era avvenuto in passato con Andrea Agnelli. Nella visione espressa, la Juventus ha tradizionalmente anticipato i problemi, citando lo stadio e le infrastrutture come esempi di lungimiranza. Ora, però, serve un passaggio decisionale.

spalletti come figura centrale e affiancamenti

Secondo Giletti, la società dovrebbe dare il potere a Spalletti, visto come l’unico capace di costruire un percorso lungo, paragonato a quello realizzato da Ferguson. L’idea si collega a quanto accade nel calcio inglese: fiducia a Luciano e un affiancamento in grado di rafforzare la struttura, indicato in Giorgio Chiellini come “totem”.

elkann deve prendere la decisione

Giletti sostiene che questa sia l’unica modalità per salvare la Juventus e richiama la necessità di coraggio nel prendere una scelta. La responsabilità della decisione viene attribuita direttamente a John Elkann.

dissidio comolli-spalletti e problema di direzione

Il confronto tra Comolli e Spalletti viene letto come un cambiamento duro, ma inevitabile. Giletti afferma che non ci sarebbe stata altra strada e che, dall’esterno, si vede soprattutto l’effetto sul mercato che si riflette sul lavoro quotidiano.

Il punto viene esteso oltre l’episodio: Giletti richiama anche un litigio negli spogliatoi dopo Torino-Juve. La sua sintesi usa un’immagine chiave: la società avrebbe “un direttore d’orchestra” non seguito dall’orchestra.

disciplina manageriale e responsabilità nelle scelte

Giletti descrive una differenza tra epoche dirigenziali: cita una fase in cui, a sua detta, la Juventus dominava non per la presenza di nomi come Ronaldo o Dybala, poiché risultati erano arrivati anche con Matri e Giaccherini. La causa individuata è storica e legata alla leadership: Boniperti, Giraudo e Andrea Agnelli avrebbero dato un volto alla società.

oggi: potere ma scelte sbagliate

Giletti afferma di non ritenere Comolli all’altezza dei dirigenti menzionati. Pur riconoscendo grande potere, sostiene che Comolli sia il primo dopo quindici anni ad aver portato la Juve fuori dalla Champions. Sul piano delle decisioni, indica un mercato estivo giudicato negativamente, la mancata acquisizione del centravanti richiesto da Spalletti a gennaio e problemi nelle trattative su Alisson o Robertson, citati come obiettivi “lì da prendere”.

Nel quadro generale, Giletti riferisce anche una voce secondo cui Marotta sarebbe stata un’intuizione di John Elkann. Non conferma la veridicità, ma collega il crollo di molte situazioni a un cambiamento temporale: da quando Marotta è andato via, secondo la sua lettura, sarebbe successo molto.

nomi per il futuro: scouting e ricerca di giovani

Giletti formula anche indicazioni operative: quando chiede un profilo capace di comprendere davvero il calcio, cita esempi di possibili scelte. Tra i nomi compare Sartori e Giovanni Carnevali, descritti come persone capaci di cercare talenti giovani e calciatori riconducibili a un certo modello di sviluppo.

problema di scouting e giovani ceduti

La critica prosegue sullo scouting: secondo Giletti, i giovani vengono ceduti e poi ritornano in contesti di livello, come il Real Madrid. Inoltre, la società vorrebbe giocatori vecchi, ma l’esperienza descritta non funzionerebbe. Per Giletti, una grande squadra nasce dal mix, punta sugli italiani e su calciatori da crescere in casa.

Nella sua valutazione, Comolli non coglierebbe questo aspetto, citando operazioni come Openda, David e Zhegrova.

vlahovic e scelte offensive: bisogno di gol

Un passaggio importante riguarda Vlahovic e la gestione degli attaccanti. Giletti dichiara di essere rimasto stupito anni prima quando la Juventus avrebbe perso Dybala a zero. L’atteggiamento verso il presente, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe sorprendente: accadimenti recenti vengono interpretati come ennesimi errori gravi da un punto di vista manageriale.

La discussione si concentra anche su obiettivi di mercato: Giletti cita l’idea di andare su Sorloth e Kolo. Per lui serve una punta da 20-25 gol e precisa che Kolo non gli apparirebbe adatta a quel profilo.

del piero e timore dei grandi nomi

Giletti affronta un tema più ampio con un riferimento a Del Piero. Il ragionamento proposto riguarda l’Italia: secondo la sua lettura, esisterebbe un timore verso i grandi nomi. Vengono citati esempi di carriera dirigenziale e di impatto: Maldini al Milan e Totti alla Roma sarebbero durati poco anche per il timore che figure così forti potessero oscurare il club.

approccio juve e criteri di idoneità

La chiusura torna sul punto di partenza con una frase che richiama l’identità del club: quando si arriva alla Juventus non esiste apprendistato. Nel racconto di Giletti, l’esigenza è essere all’altezza della Juventus.

personalità citate nel racconto

Massimo Giletti menziona e richiama diverse figure chiave, tra cui:

  • John Elkann
  • Andrea Agnelli
  • Comolli
  • Spalletti (Luciano)
  • Giorgio Chiellini
  • Ferguson
  • Ferguson (riferimento comparativo)
  • Boniperti
  • Giraudo
  • Marotta
  • Sartori
  • Giovanni Carnevali
  • Bernardo Silva
  • Ronaldo
  • Dybala
  • Matri
  • Giaccherini
  • Openda
  • David
  • Zhegrova
  • Vlahovic
  • Sorloth
  • Kolo
  • Del Piero (riferimento)
  • Maldini
  • Totti
  • Alisson
  • Robertson
  • Torino-Juve (riferimento all’evento)
  • Real Madrid (riferimento contesto)
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