Italia Under 17 campione d Europa: perché non è tutto oro quello che luccica
L’Italia Under 17 continua a costruire successi con continuità sorprendente, portando a termine un traguardo già conquistato solo due volte in tre anni: la seconda volta campione d’Europa nella categoria. Un risultato che conferma la solidità del progetto tecnico e la capacità di competere con le nazionali più forti del continente, anche quando il contesto complessivo del calcio giovanile vive sfide di selezione e di sviluppo. La vittoria maturata in Estonia diventa così un caso da leggere con attenzione, soprattutto per ciò che suggerisce sul futuro.
italia under 17 campione d’europa: il cammino verso la seconda conquista
Il percorso dell’Italia Under 17 si apre con un segnale immediato: all’esordio arriva un successo 1-0 sulla Francia, deciso dal gol dell’empolese Perillo. Il gruppo conferma la direzione anche nella seconda gara del girone, chiudendo sul 3-0 contro il Montenegro, con il sigillo aggiuntivo del talento bianconero Thomas Corigliano.
Dopo questa fase iniziale, la dinamica cambia ma non la competitività: da quel momento gli azzurrini si fermano senza ulteriori vittorie e collezionano tre pareggi. Il primo avviene all’ultima del girone contro la Danimarca, con un 3-3 pirotecnico che garantisce comunque il mantenimento del primo posto e lo scontro in semifinale con la Spagna.
semifinale e finale: rigori, equilibrio e carattere
La semifinale si decide attraverso la sequenza dei calci di rigore. Nei tempi regolamentari, prima e poi effettivamente dai dischetto, la partita resta in equilibrio. Nel primo tempo il portiere azzurro, Lupo, scuola Lecce, neutralizza un penalty, ma la serata si ripete sui dettagli: Croci sblocca il punteggio nel corso del match, con l’autore che viene indicato tra i classe 2010 del gruppo. A dieci minuti dalla fine, però, le Furie Rosse trovano il pareggio e la sfida scivola ai rigori.
Ai rigori Lupo torna determinante, fermando due calci di rigore agli spagnoli. L’Italia Under 17 raggiunge così la finale, con un passaggio che richiama la stagione precedente: torna in finale come nel 2024.
Nella finale, la partita resta bloccata finché il Belgio passa avanti all’85’. A quel punto entrano in evidenza le qualità descritte come fondamentali: cuore, coraggio e grande senso di unità. Fugazzola trova il pari su rigore al 90’, e ai rigori finali Lupo erge nuovamente il muro, trasformando l’Italia Under 17 in campione d’Europa.
numeri e segnali dal torneo: 8 marcatori diversi e compattezza
Nonostante le 2 vittorie e i 3 pareggi complessivi, l’Italia dimostra di avere impatto offensivo distribuito: vengono indicati 8 marcatori diversi, risultato definito come migliore tra tutte le nazionali partecipanti. In evidenza Fugazzola, con 2 centri, mentre gli altri si collocano a quota 1.
La varietà riguarda anche i ruoli: risultano protagonisti difensori, terzini, centrocampisti, trequartisti e attaccanti. Sul piano tattico, l’assetto citato è un 4-3-1-2 che non viene descritto come spettacolare dal punto di vista del gioco, ma come efficace per compattezza, solidità difensiva e capacità di ripartire. In sostanza, il testo sottolinea differenze rispetto ad altre nazionali considerate più ricche di individualità.
mese di nascita e selezione: un dato che accende un possibile allarme
Un elemento di curiosità prende spunto da un’osservazione legata al calcio giovanile e a un parametro spesso utilizzato per la selezione: il mese di nascita. Richiamando il tema del primo trimestre come fattore di vantaggio, emerge che 7 calciatori su 20 del gruppo vittorioso in Estonia siano nati a gennaio. Il dato viene presentato come possibile conferma di quanto sostenuto dall’ex campione, Del Piero.
Successivamente, il quadro viene però ridimensionato: eliminando i sette nati a gennaio, gli altri risultano distribuiti soprattutto tra febbraio e marzo, con soltanto due nati nella seconda metà dell’anno. Il testo collega questa tendenza a scelte nei settori giovanili italiani legate anche al fisico, con la conseguenza che si compete e si vince fino alle categorie fino all’U17, per poi registrare difficoltà nelle serie successive.
divario di sviluppo e rischio “decrescita”: il confronto con il gruppo 2024
Ulteriori considerazioni vengono attribuite a Gravina, richiamate tramite un’analisi in Report. Il riferimento parte dalla finale vinta dall’Italia Under 17 nel 2024 contro il Portogallo. Viene riportato che, tra i calciatori di quel gruppo vincente, solo 8 giocatori avrebbero esordito tra i professionisti, con un totale indicato in 81 partite e meno di 3500 minuti complessivi per l’insieme considerato.
Il confronto evidenzia una distanza significativa: i portoghesi, battuti 3-0 da Camarda e compagni in quell’occasione, avrebbero giocato oltre 200 partite e accumulato più di 15mila minuti nei campionati professionistici, con 14 giocatori impiegati. Nel testo, questa differenza viene letta come segnale di un possibile rischio: se non si interviene per evitare la decrescita, si prospetta la possibilità di cadere in una fase critica dello sviluppo.
personaggi dell’italia under 17 citati nel racconto
- Franceschini
- Perillo
- Thomas Corigliano
- Lupo
- Croci
- Fugazzola
- Del Piero
- Gravina
- Camarda