Moggi dura accusa: la juve faceva paura, mai chiesto di vincere mentre gli altri sì

• Pubblicato il • 4 min
Moggi dura accusa: la juve faceva paura, mai chiesto di vincere mentre gli altri sì

Un ritorno in scena deciso quello di Luciano Moggi, intervenuto ai microfoni di “La Nazione” per tornare su Calciopoli. L’ex direttore sportivo ha ribadito con fermezza che la Juventus sarebbe stata condannata ingiustamente, sostenendo l’assenza di condotte finalizzate ad alterare i risultati sul campo.

moggi e calciopoli: assenza di reati strutturali e condanna contestata

Nell’intervista Moggi ha sottolineato che la squadra bianconera “faceva paura a tutti” per la sua forza, ma ha insistito su un punto centrale: non ci sarebbe traccia di reati del club nel contesto di Calciopoli. Secondo la ricostruzione proposta, non sarebbero emerse richieste finalizzate a condizionare una gara, mentre l’attenzione si sposterebbe su scelte attribuite ad altri.

Moggi ha poi richiamato anche una motivazione legale legata alla fase di indagine, citando le indicazioni del proprio avvocato: l’indagato andrebbe scelto, piuttosto che ricercato. Nel racconto, la dinamica sarebbe stata invertita: “Loro lo scelsero”.

Il filo conduttore resta la linea difensiva, orientata a declassare l’impianto accusatorio in assenza di illeciti strutturali volti a incidere sui risultati.

episodi 2005 e intercettazioni: dubbi sull’obiettività dei flussi

La conversazione entra poi nel merito di dettagli legati al 2005. Moggi richiama conversazioni telefoniche che, secondo la tesi esposta, avrebbero riguardato i rivali storici del Milan e sarebbero state ignorate dagli investigatori.

ibrimovic e milan-juventus: ricostruzione su ricorso e telefonata

Un passaggio specifico riguarda la squalifica di Ibrahimovic per tre giornate nel 2005. Moggi afferma che, in base a quanto sarebbe dovuto accadere, avrebbe dovuto saltare Milan-Juventus. Racconta quindi una sequenza in cui il Milan avrebbe saputo in anticipo l’esito: “Meani chiamò il designatore Bergamo” e dalla risposta citata emerge la previsione che la porta sarebbe rimasta chiusa.

In questa cornice, Moggi collega l’episodio a una domanda sulla presenza degli intercettori e sulla gestione delle informazioni: quando esistevano queste telefonate, quale ruolo avessero avuto gli interlocutori investigativi viene indicato come elemento da chiarire.

fiorentina-milan e de santis: avvisi su ammonizioni e silenzio stampa

Un ulteriore episodio è collocato il 30 aprile 2005, prima di Fiorentina-Milan. Moggi sostiene che l’arbitro De Santis avrebbe ricevuto una telefonata da Meani con l’indicazione di non ammonire Nesta, giustificata dalla posizione delle due squadre nella corsa allo scudetto. Secondo la narrazione, la conseguenza sarebbe stata l’assenza di cartellini gialli.

Moggi afferma anche di aver imposto il silenzio stampa ai propri riferimenti e aggiunge che l’arbitro avrebbe chiamato Meani dicendo che solo lui avrebbe potuto far mantenere quel silenzio stampa alla Juve.

La domanda finale su questo snodo torna sull’effettiva gestione delle intercettazioni: dov’erano gli intercettatori nel momento in cui, secondo la tesi riportata, sarebbero state disponibili comunicazioni rilevanti.

La ricostruzione include anche un rimando a un reclamo di Moggi per una gara persa a Palermo su rigore, che avrebbe avviato il dibattito sulle cosiddette “griglie” di Moggi.

retroscena e singoli casi: paparesta, schede svizzere e canali riservati

Nell’ultima parte l’attenzione si concentra su retroscena diventati noti nell’immaginario legato a Calciopoli. Moggi cita, tra gli esempi, il presunto sequestro dell’arbitro Paparesta e il tema dell’uso di canali di comunicazione riservati.

La posizione difensiva rimane incentrata sull’idea che simili episodi debbano essere considerati disturbi mediatici senza una reale incidenza penale o sportiva. In questo quadro, viene evocato il rapporto personale con Roma e il ruolo attribuito a Baldini, collegato all’investigatore Auricchio e al presunto interesse dei rivali a far fuori la Juventus.

paparesta e gossip: declassamento delle accuse

Moggi indica che la chiusura di Paparesta in spogliatoio sarebbe da riferire a chi avrebbe diffuso la voce e qualifica quell’episodio come solo gossip, coerentemente con l’impostazione secondo cui non avrebbe un valore sostanziale.

schede svizzere e contatto con stankovic: motivazioni e contesto

Un altro passaggio riguarda le schede svizzere destinate agli arbitri. Nel racconto di Moggi, il tema si lega a un contesto di mercato e a un episodio in cui, cercando Stankovic, l’operazione sarebbe stata ostacolata dall’Inter. Da qui emergerebbe la percezione di un possibile seguimento e la finalità attribuita a tali schede: difendersi.

Moggi afferma inoltre che non avrebbe avuto bisogno di sim per ottenere risultati, sostenendo che con gli arbitri parlavano tutti, riportando la narrazione verso un quadro di normalizzazione delle comunicazioni.

persone citate nell’intervista

Nel corso dell’intervista vengono menzionati diversi protagonisti legati agli episodi richiamati e alle dinamiche investigative descritte:

  • Luciano Moggi
  • Juventus
  • Milan
  • Ibrahimovic
  • Meani
  • Bergamo
  • De Santis
  • Nesta
  • Paparesta
  • Baldini
  • Auricchio
  • Stankovic
  • Inter
Luciano Moggi

Per te

Segnala a Zazoom - Blog Directory